Si rimane attoniti di fronte all’ “autunno” finlandese. Ciò accade per innumerevoli motivi. Vi aspettereste che io alluda ad un tiepido Ottobre o ad un Novembre umido, senza neve, sulla scia di un Natale che stenta ad arrivare. In fin dei conti, ad uno qualunque fra i tanti mesi autunnali lasciati alle spalle nei ventisei anni che ho avuto la gioia di trascorrere finora.

Mi accingo a descrivere, invece, le prime impressioni di un Agosto finlandese in rassegna di una quotidianità frenetica e frizzante. Il vento fresco che ti abbraccia la mattina di un ferragosto trafficato, mentre l’Italia intera riposa. Il giallo fitto delle foglie ai primi di Settembre e l’acqua del lago agitata per il repentino cambio di corrente.

La scelta di un percorso

<<Poco importa dover viaggiare>> mi dicevo. Trecento chilometri, andata e ritorno: da Jyväskylä a Tampere e in direzione opposta; <<ho già fatto qualcosa di simile per cinque anni, dopotutto>>. Ed è vero; ero pendolare anche all’epoca dell’università. La domanda che mi viene posta in maniera incessante è: perché percorrere trecento chilometri ogni giorno per frequentare un istituto professionale quando hai già un titolo di studio riconosciuto in Europa? Perché l’Europa è una realtà geopolitica eterogenea fatta di Paesi ed i Paesi sono, a loro volta, realtà contenute, ma spesso giovani ed in via di sviluppo, nonché ricche di idee.

manuel_2Milioni di singole persone lavorano in ambienti largamente diversificati. Ci si può porre ragionevolmente il dubbio su come sia giusto o meno legiferare circa la libera circolazione delle merci e dei lavoratori. Tuttavia quando si è sfiorati in prima persona dalla questione si raggiunge la conclusione che è tutto nelle proprie mani.

Sei in un Paese straniero in cui vivi da due anni: conosci la lingua in uso? Sai cavartela con la burocrazia del mercato del lavoro? Hai dei contatti? Sono tutte domande che cominci a porti giunto ad un certo punto. Per quanto mi riguarda ho capito che avere un titolo di studio acquisito nella nazione in cui si intende vivere contribuisce all’accesso a nuove occasioni lavorative. Senza considerare che ciò aiuta a confrontarsi con le particolari giunture strutturali di cui ogni paese dispone (o dovrebbe disporre) affinché la strada, per lo più praticabile, del sistema educativo sia connessa al labirinto del mondo del lavoro. Di conseguenza, si verificano due fattori per me determinanti nell’ambito della scelta compiuta. In primis, mi riferisco alla carenza di una educazione tecnica nel mio curriculum professionale, laddove il percorso universitario appena terminato lascia una lacuna non trascurabile. In ultimo, faccio riferimento all’approfondimento della lingua finlandese della quale, almeno al momento, non posso vantare una buona proprietà di linguaggio.


Jyväskylä 30.08.16

I corsi al Voionmaa sono iniziati da un mese all’incirca. Lascio incerto il piccolo e confortevole atrio di casa salutando la mia famiglia: Lina, la mia compagna e Pepé, il nostro cagnolino. Ancora non mi abituo all’idea di lasciarli così presto la mattina. Sono le 7 in punto e siamo già svegli da un’ora; le stoviglie sono nel lavabo, il letto è ancora da rifare e Pepé aspetta con ansia il momento in cui libererà la vescica durante la sua uscita mattutina.

Mi rende nervoso il pensiero di lasciare tutto nelle mani di Lina, la quale a sua volta ha un lavoro presso l’università locale che la impegna per parecchie ore al giorno. Prima di cominciare il corso di fotografia all’istituo Voionmaa ero abituato ad occuparmi in prima persona delle faccende di casa riuscendo, in questo modo, a lenire i ritmi intensi delle sue giornate. Distolgo per un attimo la mente dalle preoccupazioni e monto in bici. E’ strano – riflettevo – il fatto che ogni giorno percorra più di dieci chilometri pedalando. Fino a qualche anno fa, per quanto assurdo fosse, ero a malapena in grado di salire su una manuel_5bici e non avevo alcuna intenzione di imparare. E’ una storia che le persone che ho sempre intorno saranno stanche di sentire. La racconto sempre e – non lo nego – prendo gusto ad essere ripetitivo poiché credo che nasconda una morale interessante. In un certo qual modo non si finisce mai di mettere a nudo le proprie paure, di scoprire cose nuove sul proprio corpo, con tutti i limiti e le potenzialità che porta con sé. Prendiamo, ad esempio, la resistenza al freddo. Non si può parlare esclusivamente di predisposizione o capacità innata. La soglia dei -30° mette il fisico alla prova, ma nella fase di adattamento ha una buona fetta di responsabilità l’esperienza pregressa e la preparazione: vestirsi adeguatamente è un passo cruciale in tal senso. Affrontare l’inverno sarà più semplice quest’anno nonostante, con tutta probabilità ,dovrò ricorrere ancora una volta al bus per arrivare alla stazione dal momento che non mi sento pronto a spostarmi in bici sul ghiaccio.

Per ora sono concentrato sul presente. Pedalo velocemente avendo appena venti minuti prima di salire sul treno. Ammetto che questi venti giorni di attività mi hanno anche insegnato a concedermi qualche istante per ammirare la città assorta nel suo primo sbadiglio e il cielo lunatico che incontra il lago all’orizzonte quando incedo sul ponte Kuokkala.

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Ho pochissime difficoltà a sistemare la bici una volta poggiati i piedi in terra: i posti disponibili sono molti, un numero immenso paragonato ai posti concessi alle biciclette nelle stazioni delle maggiori città italiane. Sul treno i sedili sono dotati di prese per la corrente e ripiano per il portatile; la rete wifi è gratuita e disponibile su tutti i vagoni. L’ambiente è, dunque, piacevole quanto propizio allo studio e al lavoro. Approfitto quotidianamente della possibilità di concentrarmi sui progetti che sto conducendo e sulla lettura.

Tampere è una città nel vero senso del termine. Il centro urbano ha le dimensioni di medie proporzioni e la popolazione è concentrata in un’area piuttosto limitata, al contrario di quanto avviene in Jyväskylä la quale dispone di un’area municipale vasta e di una relativa scarsa densità abitativa. L’impressione che si ha appena scesi dalla carrozza è quella di trovarsi di fronte ad un ambiente multietnico ed in fermento. Nonostante l’estensione contenuta e l’apertura alle zone verdi, infatti, Tampere rappresenta una delle maggiori piazze commerciali e industriali in Finlandia il cui principale segmento produttivo è l’Information Technology.

Percorro Tullikatu, Åkerlundinkatu, Pinninkatu, Kelavantie senza fretta: i nomi delle strade si accalcano ed io faccio difficoltà a tenerli a mente, più che mai a pronunciarli. Benché il sole non splenda sempre sulla regione del Pirkanmaa giungo a destinazione compiaciuto. Gli edifici di questa città lasciano traspirare una certa storia. Una storia recente, non come quella dei vicoli di paese a cui siamo abituati in Molise, né a quella millenaria e maestosa degli acquedotti romani. Si tratta di una storia trasparente, facile da comprendere. I mattoni rossi scuro nascondono un progetto urbano meticoloso che prende a modello i sobborghi di Manchester. I palazzi si stagliano minacciosi “come la faccia dipinta di un selvaggio”, per riprendere Charles Dickens. E’ in questo carattere pratico e pesante -nello stile che ricorda l’operosità della formica- che si coglie la riqualifica dell’area. Sulle ceneri di una società industriale nascono imprese innovative, idee originali e al passo coi tempi; si celebra la rivincita dell’individuo. Quel che amo e che avverto, nel mio cuore, camminando, è il sentimento di rivincita personale: la forza lavoro di una remota collettività possiede una brillante energia e sento di poter realizzare il mio futuro.

 

 

 

Il caffé in mano è segno della stanchezza accumulata, mai di mancanza di attenzione. Seguo i corsi che si susseguono nei giorni con partecipazione. Le lezioni si svolgono in parte in inglese, nonostante la lingua prevalente sia il finlandese, come è giusto che sia. Avviene tutto in maniera naturale: imparo nuove parole e rafforzo le mie conoscenze fotografiche.

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E’ così che intendo finire la stagione appena iniziata, è così che intendo portare a termine l’anno accademico. Con l’amore della mia famiglia, la voglia di tornare a casa e la tenacia di far sempre meglio. Se tornassi indietro farei, in parole povere, le stesse scelte di oggi. E’ per questo, d’altronde, che scrivo su Voionmaan tänään (Voionmaan oggi), piuttosto che su Voionmaan ei koskaan (Voionmaan mai)

 

 

Teksti ja kuvat: Manuel Iallonardi

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